Value Proposition — Approfondimento | SmartControl
Approfondimento

Value Proposition

Le pagine che seguono raccontano le pressioni che CFO e CEO vivono ogni giorno. Ogni punto è ancorato a una ricerca pubblica, con la fonte indicata. L'obiettivo non è allarmare: è mettere in parole quello che probabilmente avete già notato voi per primi.

CFO
Il lavoro del CFO

Il ruolo è cambiato più in fretta dei processi che lo sostengono

Ecco dove, secondo i dati, si sente di più la distanza tra il CFO che si vorrebbe essere e i processi che oggi lo occupano.

Protagonismo

C'è una differenza sottile ma decisiva tra "vi preparo un report" e "vi dico cosa succede se continuiamo così". La prima frase descrive chi fornisce numeri. La seconda descrive chi la proprietà consulta prima di decidere. Il passaggio dall'una all'altra non dipende dalle competenze del CFO, ma dalla velocità con cui riesce a portare in riunione uno scenario già pronto, invece della richiesta di altri tre giorni per costruirlo.

Tempo

Buona parte del tempo di un CFO va ancora nel controllare che i numeri siano giusti, non nell'usarli per decidere. Non è un'impressione soggettiva.

114 giornipersi in media ogni anno solo per individuare e correggere errori nei dati finanziariFonte: BlackLine

Reputazione

Quando un numero è sbagliato, la domanda della proprietà è quasi sempre la stessa: chi l'ha validato? Con fogli di calcolo distribuiti e processi manuali, la risposta è quasi sempre la stessa persona. Tracciabilità, storico delle versioni e alert automatici sulle anomalie spostano quella responsabilità dalla singola persona al sistema.

40%dei CFO nel mondo non si fida fino in fondo dell'accuratezza dei dati della propria organizzazioneFonte: BlackLine, 2024

Analisi

Buona parte della giornata di un CFO va ancora in attività operative: reporting, controlli interni, adempimenti normativi. Quello che resta per l'analisi, il compito che lo renderebbe un partner strategico invece che un esecutore, è sistematicamente meno di quanto servirebbe.

47%della capacità dei CFO è assorbita da compiti operativi come regolamentazione, reporting e controlli interniFonte: EY, Global DNA of the CFO Survey, 2026

Indipendenza

Ogni estrazione dati che passa dall'IT è un ritardo che il CFO subisce, non sceglie. Nelle riunioni in cui si decide, chi ha il dato prima arriva con la risposta pronta; chi aspetta l'estrazione arriva con la richiesta di rimandare. L'autonomia dai tempi IT non è comodità: è la differenza tra guidare la decisione e subirla.

Cosa ferma la decisione
  • La paura di immobilizzare budget senza un ritorno visibile a breve termine.
  • Il timore dell'impatto organizzativo e delle resistenze interne al cambiamento.
  • La sfiducia verso promesse tecnologiche già sentite, e non sempre mantenute.
  • La sottovalutazione del costo reale dell'inefficienza attuale, ormai diventata abitudine.
Perché non devono fermarla
  • Il modello è già pronto e richiede poche personalizzazioni: il ritorno si vede da subito, non dopo mesi di implementazione.
  • Poche personalizzazioni significano anche poco stravolgimento dei processi esistenti: cambia il modo di lavorare con i dati, non l'organizzazione attorno ad essi.
  • Ogni dato in questa pagina ha una fonte verificabile, e lo stesso vale per quello che diciamo sul prodotto.
  • Il costo dell'inefficienza attuale è già più alto di quanto sembri: la scarsa qualità dei dati costa in media $12,9 milioni l'anno a un'organizzazione (Gartner).

Ma la domanda giusta non è quanto costa il nuovo sistema: è quanto costa già, ogni anno, continuare senza.

  • "Quanto tempo dedica oggi il vostro team a raccogliere e validare i dati, prima ancora di poterli analizzare?"
  • "Se un numero risultasse sbagliato in chiusura di mese, oggi chi ne risponderebbe?"
CEO
Il lavoro del CEO

Non si decide sui propri numeri, ma se ne risponde comunque

Il CEO decide su numeri che altri hanno costruito, e ne risponde davanti al board indipendentemente da chi li ha prodotti.

Crescita sotto pressione

Nel 2026 solo il 30% dei CEO nel mondo si dichiara fiducioso sulla crescita dei ricavi nei successivi 12 mesi, contro il 38% del 2025 e il 56% del 2022. Ancora più diretto: il 42% dei CEO ritiene che la propria azienda non sarebbe più sostenibile tra dieci anni se restasse sulla rotta attuale. Non è la preoccupazione per un trimestre difficile. È il dubbio che il modello su cui si è costruita la strategia stia già perdendo terreno.

30%dei CEO fiducioso sulla crescita 2026, contro il 56% nel 2022Fonte: PwC, 29° Global CEO Survey

EBITDA sotto pressione

Quando le decisioni strategiche si basano su dati incompleti o in ritardo, il primo numero a risentirne è quasi sempre l'EBITDA. Non è un'opinione: le organizzazioni che usano i dati in modo strutturato per decidere generano risultati economici sensibilmente migliori di chi continua a decidere per intuito.

19xpiù probabile essere profittevoli per le organizzazioni che usano bene i dati nelle decisioni, rispetto a chi non lo faFonte: McKinsey Global Institute

La fiducia nei dati altrui

Il 71% dei dirigenti C-level dichiara di fidarsi completamente dell'accuratezza dei dati finanziari della propria azienda. Ma solo il 38% dei professionisti finance che quei numeri li preparano condivide la stessa fiducia. Il CEO, in altre parole, spesso crede nei numeri più di quanto ci creda chi li ha costruiti: non un problema di dati mancanti, ma una fiducia che nessuno ha ancora verificato fino in fondo.

71% vs 38%C-level fiduciosi sui dati contro chi quei dati li preparaFonte: BlackLine / CFO.com

Il tempo per dimostrare valore

La permanenza media di un CEO uscente è scesa a 7,1 anni nel 2025, dagli 8,3 del 2021. La quota di CEO che lascia l'incarico entro 30-36 mesi dall'insediamento è cresciuta del 79% anno su anno. Il board di oggi giudica prima e più in fretta: si è ristretto il tempo per dimostrare che la rotta è quella giusta, non il numero di decisioni da prendere.

7,1 annipermanenza media di un CEO uscente, contro 8,3 anni nel 2021Fonte: Russell Reynolds, Global CEO Turnover Index
Cosa ferma la decisione
  • La stessa paura di immobilizzare budget senza ROI visibile, con il board a valutare i tempi.
  • La sfiducia rafforzata da investimenti tecnologici recenti, spesso in AI, senza ritorno misurabile.
  • Il rischio di restare fermi mentre chi investe oggi, nonostante l'incertezza, cresce più in fretta e con margini più alti.
Perché non devono fermarla
  • Il modello ready-to-use riduce il tempo tra la decisione e il primo risultato mostrabile al board.
  • Qui non si scommette sull'intelligenza artificiale: si parte da un processo di controllo di gestione già validato, con o senza AI a bordo.
  • Restare fermi non è un'opzione neutra: il modello ready-to-use permette di avviare il primo processo di controllo in poche settimane, non dopo un anno di implementazione.

La domanda utile non è quanto rischio c'è nell'investire, ma quanto rischio c'è nel restare fermi mentre il mercato si muove.

  • "Quante delle vostre ultime decisioni strategiche si sono basate su dati che non avete potuto verificare fino in fondo?"
  • "Sapreste dire quanto margine avete perso quest'anno per una decisione presa troppo tardi?"
La nostra risposta

Perché non basta la Business Intelligence, e perché non serve un CPM tradizionale

La Business Intelligence analizza i dati, ma non costruisce un budget e non gestisce il controllo di gestione: richiede comunque che i dati siano già integrati, puliti e modellati altrove. Il CPM tradizionale copre quel processo, ma tipicamente attraverso progetti lunghi, consulenza esterna continuativa e mesi di attesa prima del primo risultato utile. Nessuno dei due, da solo, restituisce al CFO e al CEO quello di cui hanno davvero bisogno: una risposta operativa, subito.

La categoria in cui lavoriamo: Ready to Use

SmartControl nasce in una categoria diversa: un modello già pronto e validato, che richiede poche personalizzazioni e che il CFO può utilizzare direttamente, senza un progetto di implementazione lungo mesi. Meno tempo tra il dato, l'analisi e la decisione: è la definizione più semplice che possiamo dare di ready to use.

Chi siamo

Un team che unisce specialisti di business model e controllo di gestione con sviluppatori software: la sostanza concreta dietro la promessa ready-to-use, non solo uno slogan commerciale.

Fonti citate

I dati di questa pagina, verificabili alla fonte

BlackLine
"Nearly 40% of CFOs Do Not Completely Trust Their Organization's Financial Data", 2024 — indagine su oltre 1.300 dirigenti C-suite e finance a livello globale.
blackline.com
BlackLine
Indagine Censuswide su oltre 1.100 dirigenti C-suite e professionisti finance, 2019 (dati su tempo perso per errori e fiducia nei dati).
blackline.com · cfo.com
PwC
29° Global CEO Survey, gennaio 2026 — 4.454 CEO intervistati in 95 paesi.
pwc.com
PwC
28° Global CEO Survey, gennaio 2025 — 4.701 CEO intervistati in 109 paesi.
pwc.com
Gartner
Magic Quadrant for Data Quality Solutions, luglio 2020 — indagine su 154 clienti enterprise di riferimento sul costo stimato della scarsa qualità dei dati.
gartner.com
Russell Reynolds Associates
Global CEO Turnover Index, dati 2025.
russellreynolds.com
EY
2026 Global DNA of the CFO Survey, giugno 2026 — 1.610 CFO, Finance Director e Head of Finance intervistati in 28 paesi.
ey.com
McKinsey Global Institute
Ricerca sull'impatto delle decisioni data-driven su acquisizione clienti, retention e profittabilità.
mckinsey.com